Guarda, saggio Damon, ch'io temo forte
Che 'l tuo Carin non sia da sé mutato,
Tale il vidi io l'altrier con quello ingrato
D'Acaristo parlar passando a sorte. —
Elpisto, io temo anch'io che nol trasporte
Altrui, o suo buon consiglio, o fato
Né val (tante ho già volte invan provato)
O ch'io 'l garra, o ch'io il preghi, o ch'io il conforte.
Che fia dunque di te? Quel che nel cielo
Stabilito fu già, che l'arbor solo
M'ardesse, che né sol cura, né gielo;
Se già quel ch'ha dintorno agl'occhi velo
Il pastorel cui tanto ammiro, e colo,
Non disciogliesse il cangiar viso e pelo.