Donna, cui mai né forza, né consiglio
Dell'avversario nostro empio e fallace
Torcer poteo da quelle carte, u' giace
Il ver, né altro uman danno, o periglio:
Se quel signor, che da mortale esiglio
Conduce e guerra a divin regno e pace
Chi gli par, quando vuol, come a lui piace,
V'ha tolto il caro vostro ornato figlio,
Già non dovete voi piangere, e sempre
Sospirar notte e dì recando ognora
A lui noia, a voi doglia, a noi tormento.
Il suo chiaro splendor, quel sommo, ch'ora
Sente di tutti ben dolce concento,
L'oscuro e amaro vostro allumi e tempre.