Cortese Oradin mio, ben è ragione,
Che 'l ciel turbato notte e giorno or pianga,
Or sospiri e che qui nulla rimanga,
Ch'al pianto mai, ned a' sospir perdone;
Poscia che 'l vostro Anton, nuovo Arïone,
Dietro l'Alberto mio, perch'io rimanga
Con voi dolente e tutto 'l mondo s'anga,
Tolto ha colei che tutti a terra pone.
Ma questa volta quella ingorda mano
Che tutte cose umane o svelle, o miete,
Avrà disteso la sua falce invano:
Che se già ricovrar l'altrui poteo
Anime spente il vecchio e torle a Lete,
Ben potrà or la sua novello Orfeo.