In questa, ch'al suo mal sì corre, calca,
E tra speme e timor giela ed avvampa,
Più spesso si rileva e meno inciampa,
Chi segue Apollo, e dietro i buon cavalca:
Ma sol non cade mai chi non diffalca
Quanto natura e Dio nel cor gli stampa,
E quanto qui le sciocche menti avvampa,
Con piè sicuro spegne e saggio calca.
Io, che tra piogge tempestose e feri
Venti, quattro anni, avvolto in densa nebbia
Errai Francesco, e quattro lustri interi
Tosto che scorsi i casti rami alteri,
Sgombrai del petto ciò, che l'alme annebbia:
Quinci è ch'a lieto fin giugnere speri.