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1503–1565

SONETTO CCCCLV.

Benedetto Varchi

In questa, ch'al suo mal sì corre, calca, E tra speme e timor giela ed avvampa, Più spesso si rileva e meno inciampa, Chi segue Apollo, e dietro i buon cavalca:

Ma sol non cade mai chi non diffalca Quanto natura e Dio nel cor gli stampa, E quanto qui le sciocche menti avvampa, Con piè sicuro spegne e saggio calca.

Io, che tra piogge tempestose e feri Venti, quattro anni, avvolto in densa nebbia Errai Francesco, e quattro lustri interi Tosto che scorsi i casti rami alteri,

Sgombrai del petto ciò, che l'alme annebbia: Quinci è ch'a lieto fin giugnere speri.

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