Non pensate, signor, poter già mai
Celarmi quel ch'al cor sempre ho davante:
Folle è chi 'ngannar pensa un vero amante,
Che scorge più, ch'occhio cerviero, assai.
Se quel ben, ch'entro voi tanto mirai,
Non era tale, o mutato ha sembiante,
Cangiar convengo anch'io mie dolci e sante
Voglie; così da prima l'avvezzai,
Quando all'odor delle più vaghe frondi,
E più caste, che mai coprisse il cielo,
D'ogni men bello oprar nemico venni.
S'a quei primi disii questi secondi
Somiglianti non son, sfacciasi il gielo,
Che quattro lune al cor caldo sostenni.