Deh non vogliate, signor mio, che tante
Fïate e tanto invan mi doglia e preghi:
Ascoltate un di tanti degni preghi,
Perch'io non torni sol d'un lauro amante.
E se cortese affetto, o voglie sante,
Vagliono il pregio lor, non mi si nieghi,
Ch'al diritto sentier rivolga e pieghi
Le vostre alquanto travïate piante.
Non dee chi seguir vuol Febo e Minerva,
In pensier bassi, e vili opere porre
Sua cura, e 'l tempo, che sì ratto vola.
Le Sirene fallaci e quella abborre
Erinni più d'ogni altra, empia e proterva
Chi disia, che l'ammiri il mondo e cola.