Lenzi, perch'io in loco alpestro ed ermo,
Dove lungi da voi gran tempo giaccio
Tra fieri venti e quasi eterno ghiaccio
Contento viva ognor più lieto e fermo?
Qui meco stesso a passo non infermo,
Sciolto dal mondo e d'ogni umano impaccio,
Varco sovente in parte, ov'io procaccio
Agli affanni quaggiù riparo e schermo.
Quivi mi mostra il ver, ch'amar mortali
Cose, qualunque sian, gemme, oro ed ostro.
Men si conviene a chi più pregio brama.
Quindi imparo a spezzare i duri strali
Della gente, che 'l danno e biasmo nostro,
Cerca via più, che l'util proprio e fama.