Saggio e cortese signor mio, coloro
Che ciò, ch'altri più prezza, dispregiaro,
E sol nel Re del ciel speme fermaro,
Ebber sempre da lui largo ristoro:
Perché spero veder voi, ch'un di loro
Sete, anzi il primo, dopo acerbo, avaro
Destin, tornare a stato alto e preclaro,
D'ostro velato il crin, non pur d'alloro.
Io con nuovi travagli e sorte antica
Lieto mi vivo, e 'n quelle frondi sole
Dopo Dio spero, ch'amò Febo invano:
Di voi, ch'avete già buon tempo in mano
L'alma e 'l cor mio, non è mestier, ch'io dica,
Quanto m'allegra il ben, del mal mi dole.