Ecco, che dopo il terzo lustro riede
Al patrio nido e a te, Fiesole, quello
Più ch'altro mai, cortese, onesto e bello
Lauro, che fa del paradiso fede:
Muovi, Asinaro, e riverente il piede
Sacro meco gli bacia, e tu, Morello,
Col tuo picciolo in cima e santo ostello,
La fronte inchina umìl dall'alta sede.
L'aer s'allegri oltra l'usato, e l'acque
Corran più chiare, e per ogni pendice
Ballin ninfe ad ognor, cantin pastori:
Più che mai lieto, e più che mai felice
Il suo gran Figlio, onde a sé stesso piacque,
Raccoglia l'Arno, e gli sparga erbe e fiori.