Quando fia mai ch'al disïato obbietto,
Di cui più bello occhio mortal non vede
Volga questi occhi? ai quali Amore e fede
Fan parer grave ogni più vago aspetto?
Sarà giammai ch'io renda all'intelletto
Il suo, cui la celeste armonia cede?
E 'l soave agli spirti odor, ch'eccede
Gl'Arabi e per virtute e per diletto?
Quando fia, divin nettare, ch'io torni
Al dolce nodrimento? e che 'l mio caro
Tesor, come solea, m'allegre ed orni?
Varchi, ogni senso il mio vivere amaro
Più sfida ognor, quanto io più lieti giorni
Piango e men via da ricovrargli imparo.