La bella che mi fu porto, aura e luce
In questo mare, or nel celeste impero
Assisa in alto e ricco seggio altero,
Vicina al sommo bene angel riluce:
Ond'io che senza guida e senza luce
Rimaso sono in cieco aspro sentiero,
Trovar da me la strada unqua non spero,
Se non quanto nell'alma ancor traluce
Da' suoi begli occhi alteramente umìli
Grazia e splendor, ch'ad opre eterne e sole
La 'nvoglia e scorge ove ogni vizio pere.
Ben prego lei che per usanza suole
I più chiari furarne e più gentili,
Che caldo adempia omai giusto volere.