Varchi, Ippocrene il nobil cigno alberga,
Che in Adria mise le sue altere piume,
Alla cui fama, al cui chiaro volume
Non fia che tempo mai tenebre asperga;
Ma io, palustre augel, che poco s'erga
Su l'ale sembro, o luce inferma, e lume
Ch'a lieve aura vacille e si consume,
Né può lauro innestar caduca verga
D'ignobil selva. Dunque i versi, ond'io
Dolci di me, ma false udii novelle,
Amor dettovvi, e non giudizio: e poi
La mia casetta umìl chiusa è d'obblìo,
Quanto dianzi perdeo Vinezia, e noi,
Apollo in voi ristauri e rinnovelle.