Signor mio caro, il Molza vostro e mio
Già quasi un lustro inter giacendo, forte
Languisce sì, che talor preso a morte
Scorto ha i pallidi chiostri e 'l fiume rio:
Pur tai sughi e parole al saggio e pio
Suo figlio par, che Febo or presto apporte,
Ch'indi vigor ne prenda e si conforte:
E ben degno è, che 'n ciel non regni obblìo
Il duol dunque, che voi sì oppresso e vinto
Tiene, ed ognora il cor v'ingombra e affligge
Pel male, onde ancor io vosco mi doglio;
Cessate omai, e d'allegrezza spinto,
Dite: Poi che 'l buon Molza è fuor di Stige,
Esser più mesto non deggio io, né voglio.