Quei rami, che cantando al ciel spandete,
Varchi son nel mio cor tanto profondi,
Che, non avendo stil che gli secondi,
Taccio per non gli far d'olmo o d'abete;
E voi, pianta del Sol, sì altera sete,
Ch'omai convien ch'Arno e Peneo v'innondi,
Il mio secco ruscel non ch'ei v'infrondi,
Ma capace non è pur di mia sete.
Quel che poss'io, ben colte entro al mio petto
Terrò le sue radici, e di fuor voi
Traete infino al ciel rami alti e densi.
Di chiaro stile e d'amoroso affetto
Fanno il nostro signor ricchi ambeduoi,
Perché voi ne scriviate ed io ne pensi.