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1503–1565

SOENTTO CLXXXI.

Benedetto Varchi

Lenzi, voi dite il ver, se tali e tante Fattezze e così pronte sono in quella Aurora del ciel: s'ella è sì bella, Felice è ben Titon più d'altro amante.

Certo a me par, com'io le son davante, Sentir l'aura spirar, veder la stella, Che va innanzi alla stagion novella, Aprir le rose, ed ogni augel che cante.

Né la notte però punto è men scura Per tale aurora, e l'äurora punto Non perde di splendor presso a tal notte. Divino ingegno e man più ch'altre dotte

Ha il ciel più che mai largo in un congiunto, Perch'arte vaglia, quanto può natura.

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