De la mia Luna il volto hor lieto, hor grave,
È la cagion ch'io ardisco, temo e spero,
Ch'allhor divento di speranza altero,
Quando lei move quel riso soäve.
Ma, lasso!, magior tema il cor non have,
Che quando mi dimostra il ciglio austero,
Non de minor beltà, ma più severo,
Tal che la voce trema et l'alma pave.
Et giudicar non può la mente incerta,
Qual sia certa ragion di tal mutanza,
Se crudeltà non si dimostra aperta.
Ma s'io conosco poi per lunga usanza
L'aspra ira, per mio mal più volte experta,
Ritorno in dietro, fuor d'ogni speranza.