Benché la turba errante hor non estime
Il molle ingegno mio, non me n'adiro;
Né dal mio canto in dietro io mi retiro,
Le pene rimembrando ultime et prime.
Ove 'l pensier mi leva alto et sublime
Insino al primo ciel volando io giro;
Di là si muove il suon del mio sospiro
Con queste dolci et amorose rime.
Et son secur, che quanto io canto e scrivo
Di quel mio chiaro et lucido pianeta
Vivrà, quand'io sarò di vita privo.
So che poi dal mio fin sarà quieta
L'invidia, che si pasce hor in me vivo;
Et havrà Barcellona il suo poeta.