Di martìr in martìr, di pena in pena
Mi volge Amore et l'invida fortuna,
Seguendo lo splendor di quella Luna,
Che dietro al mio morir cieco mi mena.
Et benché de disdegno et d'ira piena
La veggia sempre et de pietà digiuna,
Non li toglie il corruccio parte alcuna
Di sua beltà, ch'ognihora è più serena.
Et se pur mostra lieta sua figura,
Misero et infelice chi la mira,
Ché di tal luce aspetta vita oscura.
Ma più misero è quel che s'assicura
Di posserla affrontar, quando s'adira,
Ché muor non più d'amor, che di paura.