Lasso, ch'io veggio ben quanto importuno
Son io nel dimandare ognihor mercede
A tal, che 'l mio martìr non sa né crede,
Né tiene del mio mal pensiero alcuno.
Ma quel mio Dio, che fu sempre digiuno
Non di beltà, ma di pietade et fede,
Ch'io non mi stanchi mai pur mi richiede,
Mostrandomi il bel volto hor chiaro, hor bruno.
Però, per satisfare al suo desio,
Pregando un cor superbo, altero, ingrato,
Lo spirto lascierò molesto et rio.
Et voi goder potrete del mio fato,
Poi che sempre vi spiacque il viver mio,
Donna, per cui di vita io son privato.