Principe, sol di Alcide in terra un pegno,
Che i feri, horrendi mostri atterra et preme;
Di populi indigenti unica speme,
Et sol di monarchia, più ch'altri, degno;
Il tuo valor, coraggio et alto ingegno
Dan tal dilecto et meraviglia inseme,
Ch'avendo te, nullo adversario teme
Questo d'Italia bella il più bel regno.
In arme huom hoggi incontro ad te non vale,
Ché con tal gratia et forza il braccio extendi,
Che i movimenti son sovra huom mortale.
Ardisco dirlo, et tu da te 'l comprendi:
Tu non ritroverai nel mondo eguale;
Se già tu stesso teco non contendi.