Michele, a cui le Muse il dolce accento,
La dolce lyra diero e 'l dolce canto,
Onde tra più soävi il pregio e 'l vanto,
Et di dolce acquistasti il cognomento;
Deh, non ti consumar sempre in lamento!:
Le lagrime abondanti affrena alquanto;
Ché ritornar non può per molto pianto
Colui, che ti fu rapto in un momento.
Rende 'l tuo canto a la bella marina,
De le Sirene albergo ameno et lieto,
Templo sacrato a la Musa divina.
Pausilipo t'invita e 'l tuo Sebeto,
La Platamonia fresca et Mergillina,
Sotto odorati citri e 'l bel laureto.