De la Monica sterpe eximio honore,
Ferrando, di vertù virile ornato,
Tu con la lanza in mano, et io, togato,
Fummo obsequenti ai Re, pien di valore.
Fuvi quel di Toraldi aureo splendore,
Gaspar, di ferro et di coraggio armato,
Da Phebo tanto et da le Muse amato,
Che col canto addolcisce ogni aspro core.
Quest'è, c'hoggi tra noi fa certa fede,
Che 'n vero Orpheo, cantando in selva oscura,
Apria l'orecchie a le quercie animate;
Però che chiaramente in lui si vede,
Che col cantar non sol gli animi fura,
Ma fa scender dal ciel l'alme beäte.