Se 'l parlar perturbato et pien di horrore,
Diverso da l'humano et lieto volto,
Ha possuto privare un core stolto
D'ogni speranza et d'ogni cieco errore;
Scemar non può quell'abundante ardore
Che vive et cresce sempre dentro occolto;
Ma temo ch'io sarò tosto sepolto:
Sì m'afflige il mortale impio dolore!
Ma s'alcuna ombra in ciel o negli abissi
Riman di poi l'acerba morte mia,
Non girà mai tra l'anime quïete,
Anzi chiamando il nome in ogni via
Di lei, per cui, morendo, al mondo vissi,
Non passarà le negre onde di Lete.