Quant'io, Guglielmo mio, mi doglio et pento,
(Poi che l'affanno et l'opera perdei,)
D'haver cantato Amor, dir no' 'l potrei,
Se cento bocche havessi et lingue cento.
Quel solo alto motor del firmamento,
Imperator di Re, Dio degli dei,
Deveva io celebrar ne i versi miei,
Et non gettar le rose e i fiori al vento!
Cavalier Syracusio, strenuo et forte,
Camino era miglior, per farmi eterno,
Haver nel sommo ben l'anima intenta.
Ma che può mai l'huom fare in quest'inferno,
Chiamato vita, - et veramente è morte, -
(Salvo che a dio servir,) che non si penta?