Qualunque imprender vuol di simigliare
Ai duo gran Thoschi, ei simil par che sia
A cui, volando per troppo ardua via,
Diede, cadendo, il nome al vitreo mare.
Marchese, altro io non so, che susurrare
Di fiore in fior; la flebil Musa mia
Segue de l'ape Hyblea la compagnia,
Che gl'insegna il liquor dolce libare.
Ma tu, di Cardenesi il sommo honore,
Che con la tua gentil Musa Latina
Hai celebrato il congiugale amore,
Al Thosco dal sermon prisco declina;
Ché di nostri non sol sarai migliore,
Ma pare a l'alta lyra Fiorentina.