Solea quella gentil Romulea gente
Di querna fronde ornare il chiaro ciglio
De cui suoi cittadin d'un gran periglio
Servava, in premio di vertute ardente.
Ma tu, ch'un Re, de gli altri il più excellente,
Ne i Brutii campi, in quel fero bisbiglio,
Sustinendo il furor de l'impio giglio,
Servasti, col viril braccio, possente;
Qual oro, o lauro havrai, quai summi honori,
Marchese, che ragion non gli repùte
Del gran merito tuo molto minori?
Servasti un Re, di tutti una salute;
Onde le Muse i loro ampii thesori
Ti dan di gloria, a l'immortal vertute.