Dove mezzo hor son io, sacre Sirene,
Con voi, volesse il ciel!, vi fussi intero,
Et udissi il cantar del mio Syncero
Nel Mergillino suo, dolce Hyppocrene!
Se lice comparar cose terrene
A le divine, io rivedervi spero
Col cor tranquillo et fuor d'atro pensiero,
Qual revide Platon le docte Athene.
Essendo di colui vertute il fine,
D'apparati di Re Syracusani
Scampò, qual bianco agnel d'horrende spine.
Lui non seppe admirar quei bombi inani;
Vinse ciascun ne l'opre sue divine,
Non me, nel dispregiare i casi humani!