Seconda patria mia, dolce Sirena,
Parthenope gentil, casta cittade,
Nido di leggiadria et nobiltade,
D'ogni vertute et di delicie piena;
Con tal dolor ti lascio et con tal pena,
Qual, lasso!, io mai soffersi in nulla etade.
A dio, amici!, a dio, dolci contrade!:
Hor qui ragion le lagrime non frena.
Vivete voi felici, a cui finita
È già la sua fortuna; io son chiamato,
D'un fato in altro, in faticosa vita.
Mai nullo mal mi venne inopinato:
Dal giorno, che lasciai la patria avita,
Io fui da fati iniqui exercitato!