Barol ti tien, di Thermule o gran duca,
Di perigliosi affanni in tanta mole,
Che, contra 'l ben comune erra, chi vuole
Parlarti d'opra fragile et caduca.
Io, benché affetto a scriver mi conduca,
Non però spargo in van le mie parole;
Voltesi il fato et varie, come suole,
Ch'al mondo il nome tuo conven, che luca.
Veramente Giunone è la fortuna
Contra Hercole et Enea, vera noverca
Di quei, che 'l ciel per sé creär si volle.
Ma l'ardente vertù fatica alcuna
Non fogge, né recusa, anzi la cerca;
Onde la gloria tua nel ciel s'extolle.