Ai, Napol bella, ai, seggio, in cui fe' nido
Nobiltà con bellezza et vertù mista;
Hor dovreste dar voi l'ultimo strido,
Perdendo quel che mai più non s'acquista.
Io, che più perdo et lagrimando grido,
Cacciar devrei quest'alma stanca et trista,
Sì come fe' la miserabil Dido,
Privata de la dolce, amata vista.
Né quella hebbe giamai tanta ragione
Di voluntariamente a morte darsi:
Ché pur gli diede Amore il guidardone.
Io, lasso!, a cui i begli occhi tanto scarsi
Fur sempre, ho di morir vera cagione:
Che duodeci anni indarno piansi et arsi.