Mirand'io intento il candido pianeta,
Che mi governa et regge in dubio stato,
Non so per qual destino o per qual fato
Non era, come suol, con vista lieta.
Io con la mente timida, inquieta,
Vedendo il volto suo così turbato,
Rimasi pur com'huom, che spaventato
Ne l'aere vede un lucido cometa.
Premendo dentro il cor l'alto dolore,
Et col volto speranza simulando,
Celai li miei pensier dogliosi et mesti.
Constretto alfin da paventoso horrore,
Queste parole dissi sospirando:
- Tante ire son negli animi celesti? -