Cantai un tempo in più soavi rime, Ben che 'l cantar non fusse mai sì lieto, Che non havesse pur parte di pianto; Hor piango in dissonanti, horridi versi.
Cantai per l'alma Luna, allhora in vita; Per Proserpina rapta hor piango in morte. Hor mi ritrovo in tenebrosa morte, Ove non è chi intenda le mie rime,
Né mi soven ch'io mai vivesse in vita, Né so se vissi o doloroso, o lieto, Quando cantai sì lagrimosi versi, Che trasser da crudeli anchora il pianto.
Da gli occhi miei non esce altro che pianto, Né sa chiamar la lingua altro che morte, Poi che chi dava lena a li miei versi, Fuggendo, hor interrompe et canti et rime.
Taccia il giocondo stil, sonoro et lieto, Comincie un suon conforme a l'aspra vita. Invidia hebbe fortuna a la mia vita, Vedendo, ch'io sperava forse il pianto
Mutare in riso, anchor sereno et lieto; Hor se ne va speranza, hor vien la morte, Con ale tenebrose, onde le rime Si son converse in discordanti versi.
Prima m'acconsolava in cantar versi, Hoggi sente più duol l'oscura vita, Quando rimembra l'amorose rime. Solo si pasce il cor d'amaro pianto;
Et d'aspettar la desïata morte, Ché speme non ha più di viver lieto. Io non hebbi un sol dì sì chiaro et lieto Allhor, quando cantava allegri versi,
Che non mi fusse stata assai la morte Più cara, che la sconsolata vita; Ma non havea cagion d'eterno pianto, Com'hoggi, ch'explicar no' 'l posso in rime
O Luna, ove ne vai?, che 'n tante rime Da me fusti cantata in canto lieto? Et hor ti taccio per soverchio pianto? Deh, no' spregiar chi canta eterni versi;
Et pensa a questa breve et fragil vita, Ch'altra non è ch'un gir dietro a la morte. Se tu non temi la seconda morte, Da le prose difesa et da le rime,
Perdona al meno a la tua cara vita. Aspetta la stagion del tempo lieto, Allhor che 'l roscigniuol canta i suoi versi: Non partire hor, ché 'l mare è pien di pianto.
Mentre ch'io imparo assuëfarmi al pianto, Et fuggir lagrimando a l'impia morte, Deh, ferma un poco il corso al suon di versi. Sol ch'abbian fin le cominciate rime,
Che collocaro in ciel l'onesto et lieto Volto, per cui mi fu cara la vita. Ma tu non vuoi di tua, né d'altrui vita Curarti, né del mio continuo pianto.
Pur te ne vai, mostrando il viso lieto, Me, misero!, lasciando in certa morte. Fuggite homai di noi, leggiadre rime, Continuäte, o pianti, i vostri versi.
Per quello intero amor, che 'n tanti versi Mostrai, cantando la tua casta vita, Per la fé che si lagna in varie rime, Per le lagrime mie, per l'aspro pianto
Dami, per premio, spatio, ond'io la morte Possa sperar con l'animo più lieto. S'io meritai di te risguardo lieto, O se mai ti fur grati li miei versi,
Habbii pietà de sì dogliosa morte, Poi che non l'hai de l'angosciosa vita, Tu pur mi fuggi et non ti move il pianto, Né ti movesti mai per dolci rime.
Taccian le rime e 'l suon del canto lieto, Rinove il pianto i suoi penosi versi, Et la vita si mute in atra morte.
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