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1450–1514

Sestina 2

Benedetto Gareth

Ne la stagion che suol mancar la notte Non tanti fior produce l'alma terra, Né tante fronde sparge autunno al vento, Né tante fere sono in ciascun bosco,

Né tante stelle fugga il chiaro giorno, Quanti son nel mio petto acuti strali. Amor con velenosi et aspri strali Non mi lascia posar sol una notte,

Anzi mi fa veghiare insino al giorno; Poi, ritornando l'ombra de la terra, Vo pur come animal di bosco in bosco, Spargendo le mie voci in vano al vento.

Mai non bastò procella o forte vento In affrenar d'Amor gli adunchi strali, Né mi valse fuggire in antro o bosco, Ch'a l'alba, al sole et a la negra notte

Non pensassi con gli occhi fissi in terra A quella, che mi prese al primo giorno. S'io potessi veder che solo un giorno Il mio cantar non se ne andasse al vento,

Alzandosi il mio ingegno da la terra, Pur ch'allentasse Amor l'arco et li strali, Mai più non temerebbe eterna notte Quella, che Pan chiamava a l'alto bosco.

Ma vedrasi senz'ombra il negro bosco, La sera fia comincio del bel giorno, Et portarà l'aurora oscura notte, Il foco sarà freddo et fermo il vento,

Pria che dal cor si partan tanti strali, O fior si veda in questa arida terra. O sole, o luna, o stelle, o mare, o terra, Volete pur che 'n questo oscuro bosco,

Col cor trafitto di pungenti strali, Vedan quest'occhi miei l'extremo giorno? Né mi veggia morire altro che 'l vento, Senza sperare una felice notte?

La Luna, honor di notte et del bel giorno, Gli strali addolcir può nel dolce bosco, Et col suo vento rinfrescar la terra.

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