Il lume de la vera, eterna gloria, De l'excelsa humiltà pregio et valore, Pien d'infinito Amore, Vence, nel ciel, del cielo ogni altra luce.
L'exaltata vertù, che sol si gloria Nel legno trïumphal di quel signore, Che 'l primo humano errore Fe' degno che per quel moresse in Cruce;
Quest'è la stella chiara et ferma duce, Che guidò gli alti Re donde 'l sol nasce, A veder Christo in fasce: Con lei va l'huom per via secura et piana
A farsi dio; con questa il Re del cielo Prese figura humana Nel casto, virginal, corporeo velo. Mentre da l'impietà del figlio audace
Fuggea colui, ch'uccise il gran Golia, Se gli fe' incontro, in via, Huom, di Saùl prosapia alta et famosa. Et, con la man sacrilega et procace,
Armando anchor nel Re la lingua ria; La regia compagnia Sovra gli andava, armata et furïosa. Allhor Davìd con voce humìl, pietosa:
– Non sia chi 'l tocchi! – disse: – Hor manda Idio Flagello al fallo mio, Con gli atti et col parlar de l'adversario! – O constante humiltà, degna di templo!,
O di pietà sacrario!, Tu sei d'ogni vertù fonte et exemplo. Quando lui nel solenne ministerio, Dando a l'archa di fé luogo più degno,
Inanzi al sacro legno Danzava, al suon di suoi psalmi celesti, La moglier disse: – Hor quest'è 'l sommo imperio; Quest'è, Davìd, la dignità del regno:
Saltar tra volgo indegno? – – Vive il signor, a cui son manifesti, – Rispuose, – i miei pensier, parole et gesti! Da li superbi tolse la corona
Colui, che piove et tuona, Et diedela a gli humìli in tempo breve, Tanto humiliarsi l'huomo al Re supremo Non può, quanto più deve:
C'humiltà verso dio non have extremo! – – Ecco de dio l'ancilla: in me si faccia Secondo il verbo tuo! – disse humilmente, Altera et reverente,
La Regina, che 'l mondo e 'l ciel possede. L'alto oratore allhor chinò la faccia, Ch'angelica vertù non fu possente A soffrir quell'ardente
Favilla d'humiltà, piena di fede. Et, repetendo l'alta Olympia sede, In mare, in terra, in ciel die' chiaro inditio, Che nullo sacrifitio
Più piace a dio, che 'l core humile et mite: Ch', essendo ne la vergine, alma dea Vertù più ch'infinite, Vide, che l'humiltà più risplendea.
– Nel nome tuo, signore, havem provato, Che i maligni demòn ne son subietti! – Disser quei padri eletti, Mostrando il viso lor troppo giocondo.
Rispuose il gran Ihesù, quasi infiammato: – Sathan vid'io, con gli altri maladetti, Di gloria vana affetti, Come fulgur cader dal ciel profondo!
O voi, ch'edificate in labil mondo, Con humiltà stringete i spirti infiati, Ché sol quei son beäti, Che, poveri di spirto, humani et puri,
Fan l'edificio lor nel regno eterno: Voi, tumefatti et duri, Al fin vi resolvete in vento inferno. – Il pastor, che 'n Bethlèm dal ciel discese,
Per liberar col sangue il suo gentile, Diletto et caro ovile, Già condennato a l'infernal pastura, Mille oltraggi soffrendo et mille offese,
Prese, l'alto signor, forma servile, Obedïente, humìle Fin'a la morte: et morte infame et dura! Ché, per dare a li suoi pace secura,
Sostenne horrenda et sanguinosa guerra; Et fu posto sotterra, Chi sovra l'onde regna, l'aria e 'l foco; Facendo accorto ogni mortal, che, quanto
Nel mondo ha magior loco, Tanto più d'humiltà si vesta il manto. O spirti, per vertù famosi et chiari, C'havete verso 'l ciel l'alma diretta,
Se vostra mente è retta, Perché 'l superbo cor vi torce il ciglio? Credeti esser altrui, come a voi, cari? Ricordevi la prima, aspra vendetta;
Ché, quanto è più perfetta Vertù, tanto magior corre periglio D'esser exposta a l'infernale artiglio. Disse 'l fulgente sol di veritade: – Di penne d'humiltade
Si faccia l'ale, in questo arduo camino, Chi più, volando, in alto i vanni spande: Ché nel regno divino Quel, che s'humilia più, sera più grande. –
Fuggendo, Canzon mia, da l'impio orgoglio, Sol ti dimostra al gran Re Federico, C'havendo il petto amico Non men d'humanità, che di grandezza,
Qual sia magiore in lui non si comprende: Di maiestà l'altezza, O la dolce humiltà, che 'n lui risplende!
Cookies on Poetry Cove