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1450–1514

Canzone 4

Benedetto Gareth

S'alcun conforto al misero è concesso Tra li gravi tormenti, che sostene Ne la vita mortal, colma d'affanni, È quando vede et pensa fra sé stesso,

Ch'egli è benegno et pio, né gli sovene D'havere in alcun tempo usati inganni. Prendi dunque, alma, ardir; ché se molt'anni Alberghi in questo cor, pien di tormento,

Potrai goder la gloria più perfetta Che vien da mente retta; Ma s'io son per dolor ben presto spento, Tu sarai pur lodata, et io contento.

Ragion vuol che colui che fa l'errore, La pena e 'l mal che merita, comporte, Non quel, che 'n la vertù sempre s'invia. S'io trovo ingratitudine in Amore,

Perché debio chiamar piangendo morte, Per la colpa d'altrui, non per la mia? Però contra la sorte iniqua et ria Drizza la forza et l'arte, anima trista,

Per non partir di me tanto per tempo. Vive et godi gran tempo; Ché gloria et fama in lunga etade acquista Quel, che di ben oprar mai non s'attrista.

Che posso io fare incontro al mio destino, Se 'l mio misero cor non può acquetarsi, Et de ragione il fren sempre disprezza. Veggio quel volto humano, anzi divino,

Per cui dal primo dì de subito arsi, Più impio ognihora et di magior bellezza. Ma che so, lasso me!, se forse apprezza Il nostro amore et sospirando tace?

Forse ella arde in silentio, quando vede Un cor con tanta fede, S'allegra et ama, e 'l mio martìr gli spiace; Che s'io sto in guerra, lei non vive in pace.

Questo ch'il crederà, se lei mi fugge Et si nasconde ognihor che 'l gran desio Drizza quest'occhi intenti al suo bel cielo. Vede il mio cor, ch'amando arde et si strugge,

Et prende in gioco ogni tormento mio. Come può mai l'ardor mostrarsi un gelo? Non s'asconde gran cosa in picciol velo; Amor non lassa un punto il cor quieto;

Né quel che può celarsi amor si chiama; Chi rider può, non ama; Né si duol chi dimostra il viso lieto; Et quel che muor non può morir secreto.

Hor, poiché chiaramente io veggio et provo Per lunga experientia esser molesto A quel fatal pianeta, che m'atterra, Cercar convenmi alcun remedio novo

Per sanar questo male, o tardo o presto, Et vivo o morto uscir d'eterna guerra. Ma tu, che 'l ciel governi et mare et terra, (Se pur pietà ti stringe di mortali,

Et se ad alcun giamai porgesti aita Nel fin de la sua vita;) A me miser soccorri in tanti mali, Et togli dal mio cor gli ardenti strali.

Per me non cheggio homai mercede alcuna, Canzon, da la mia Luna, Ma prego il ciel che presto ambi duo toglia, Lei di molestia, et me d'acerba doglia.

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Canzone 4 · Benedetto Gareth · Poetry Cove