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1450–1514

Canzone 2

Benedetto Gareth

Errando sol per antri horrendi et foschi, Et per deserte piagge, aspre et noiose, Sterili, ove giamai pianta non nasce; Non, come pria solea, per lieti boschi,

Né per fioriti prati o valle ombrose, Mi mena Amor, che si nutrica et pasce Del mio cor, che rinasce Et cresce ogni hora assai più che non manca,

Devorato di quel bramoso augello, Sol perché fu rebello De la ragion, la qual fugata e stanca Fu vinta dal desio terreno et frale,

Ch'ebbe ardir di tentar cosa immortale. La notte e 'l dì per natural costume, Misero!, in van supporto eterni affanni, Servendo a tal, che del mio mal non cura.

Al lito d'un veloce et alto fiume Un vaso perforato et pien d'inganni Empio de l'acqua turbida et oscura, Che dentro poco dura,

Fluendo per le rime in un momento, Et chiaramente veggio il falso inganno, Et pur sempre m'affanno, In questo amaro, eterno et van tormento,

Ch'io suffro et per mia colpa et per mia sorte, Ché diedi a la ragione indegna morte. Ne l'acque fresche, liete, dolci et chiare Ardo digiuno, infermo et sitibondo,

Et bagnar non mi posso i labri ardenti. Ognihor mi vien, per più mi tormentare, Un pomo suavissimo et giocondo Inanzi a gli occhi cupidi et intenti;

Ma quando i famolenti Sensi distendon la furente mano Con dubbia speme et con certo desio, Misero!, allhor ved'io,

La speranza e 'l desire andare in vano: Sol perché diedi ad una inclyta Dea L'amata libertà, che un tempo havea. Ovunque io mi rivolga, ad ciascun passo

Mi trovo pien di paventoso horrore, Di gelato sospetto et van desire. Ne l'aere pende per mia morte un sasso, Che minaccia ruina ad tutte l'hore,

Ond'io tremo morendo in tal martìre. Et quando di morire Cresce la speme a l'alma sbigottita, Quel sasso, che nel capo ognihor mi viene,

Ne l'aere si retiene, Né cade, né si ferma. O dura vita! L'alma pur non si pente, anzi più vole La luce, che pertiene solo al sole.

Chi vuol dunque vedere il mal che preme Quell'anime infelici et tormentate Ne li martìri del tartareo regno, Venga a mirar tutte le pene inseme

Dentro 'l mio cor, ch'eternamente pate, Anzi il morir, martirio di lui degno. Qui si vede l'ingegno Del cieco amor, crudel, fallace et lieve,

E 'l modo come tratta i suoi seguaci, Et come gli fa audaci. Qui può veder che 'n questa vita breve, (S'io non m'inganno, e 'l ver veggio et discerno,)

È ciascuno a sé stesso un diro inferno. Canzone, io non fui mai Nei campi Elisi et fortunate valli, Ov'altro sol si vede et altra luna,

Né mai l'aëre imbruna, Né vivo ascoso in quei secreti calli Coverti d'amorosi, ciprii mirti; Ma son più giù tra più dolenti spirti.

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Canzone 2 · Benedetto Gareth · Poetry Cove