Skip to content
1450–1514

Canzone 17

Benedetto Gareth

Quale odio, qual furor, qual ira immane, Quai pianete maligni Han vostre voglie, unite, hor sì divise? Qual crudeltà vi move, o spirti insigni,

O anime Italïane, A dare il Latin sangue a genti invise? Non sian homai sì fise Le vostre menti, in voglie, in foco accese,

D'esser superïori a vostri eguali. O cupidi mortali, S'ardente honor vi chiama ad alte imprese, Ite a spogliar quel sacro, almo paese

Di Christïan trophei: Et tu, santa, immortal, Saturnia terra, Madre d'huomini et dei, Nei barbari converti hor l'impia guerra.

O mal concordi ingegni, o da prim'anni Et da le prime cune Abhorrenti da dolce et lieta pace, Perché correte in un voler comune

A li comuni danni, Et in comune colpa il mal vi piace? Perché non vi dispiace Tinger nel proprio sangue hor vostre spade?

Fu questo dato già dal fato eterno, Quando 'l sangue fraterno Tinse 'l muro di quella alma cittade Con quella fera invidia et impietade?

Et hor qual morbo insano Ha pollute le membra, giunte in uno: L'una con l'altra mano Pugna, senza sperar trïompho alcuno?

Se ciò che per vertù far si devria, Si fa sol per argento, Et non per gloria mai guerra s'imprende, Quanto mal può sperarsi ogni momento

Da liga o compagnia Di cui lo proprio honor vende et rivende. Io so che tal mi intende, Che per l'orecchi tene un lupo inico,

Che 'l lasciar né 'l tener non gli è securo, O petto immite et duro Contra li tuoi, di tuoi nemici amico, Come non ti soven de l'odio antico,

Che col primo Parente Nacque; perché no' aspiri ad un bell'atto? Ché con perfida gente È perfidia servar promessa o patto.

Che maladetta sia di quel Sydonio L'ombra perversa et sonte, Perfida alma, crudel, superba et dura; La qual de l'alpe roppe il devio monte,

Et nel bel piano Ausonio Scese per forza, et fe' sì gran paüra! Ché già l'alma natura Havea munita la bella planicie

Contra 'l superbo Gallico furore; Hor l'infinito ardore D'imperio, hor le private inimicitie Han la via trita in publica pernicie.

Nulla cosa si mostra Difficile a' mortali: il ciel tentamo Con la stultitia nostra; Fulmina Giove, et noi non paventamo.

Non parlo per cagion del proprio affanno, Ché 'n questa humil fortuna Riposo più, che gli altri in sommo imperio; Né mi move a parlar paüra alcuna

D'alcun privato danno, Ma sol di pace ardente desiderio. Ché nel bel campo Hesperio Di monarchia io veggio un Duca degno,

De la preclara sterpe d'Aragona, Ch'aspecta aurea corona Non sol del proprio suo, ma d'altrui regno. Et duolmi che tal è de pena indegno,

Che havrà dolor diversi: Ché 'l picciol sempre geme per discordia Di grandi; et non dolersi De' mal d'altrui, mi par somma vecordia.

Ben fu senza pietà quel ferreo petto, Quell'animo feroce, Che fu inventor del ferro, horrendo et forte. D'allhora incominciò la pugna atroce

La venenosa Aletto: Et di più breve via per l'impia morte Aperse le atre porte; Ma non fu in tutto colpa di quel primo:

Ché ciò, che lui trovò col bel sapere In contro a l'aspre fere, Noi ne li nostri danni hor convertimo. Questo adiven, (se 'l falso io non estimo,)

Di fame di thesoro, Ch'ogni petto mortal tene captivo: Ché pria che fusse l'oro Non era il ferro a l'huom tanto nocivo!

Ai, pace!, ai, ben!, di buon sì desïato!, Alma pace et tranquilla, Per cui luce la terra e 'l ciel profondo; Pace, d'ogni cittade et d'ogni villa,

D'ogni animal creäto Letitia, et gioia del sidereo mondo; Mostra il volto giocondo, Et, con la spica e i dolci frutti in seno,

D'Italia adombra et l'una et l'altra riva Con la frondente oliva; Et in questo amenissimo terreno Di Napol, dove 'l cielo è più sereno,

Ferma i tuoi piedi gravi, Facendone fruïr quïete eterna, Et con secure chiavi Chiude la guerra a la pregione inferna.

Canzon, tra 'l Pado et l'Alpe, Vedrai quel disdegnoso duca, altero, Che di pace et di guerra in man le habene, (Così il ciel vole,) hor tene.

Digli che voglia homai vedere il vero, E svegliar quel santissimo pensero Di publica salute; Ché, per moderna et per antiqua historia,

S'acquista per vertute, Et non per signoria, la vera gloria!

Cookies on Poetry Cove

We use cookies to remember your language preference and — only with your consent — to learn how Poetry Cove is used. You can change your mind any time.
Canzone 17 · Benedetto Gareth · Poetry Cove