Fulgore eterno et gloria d'Aragona, Heroe grande in fama, in arme ingente, Fautor sol, anzi autor d'ogni vertute, Hor t'ha condotto a la reäl corona
La potestà de la divina mente, Per conservarne in pace et in salute. Hor piace servitute A tutti quei, c'han libertade in pregio.
Per te, Re pio, magnanimo et perfetto, Et per natura et per ragione eletto, La libertade honora il nome Regio. Ché, tue vertù pensando et ripensando,
Avegna che non fussi il primo figlio Di quel divo Ferrando, Saresti Re, s'al mondo è buon consiglio. Lo strenuo cor, clemente, altero et saggio,
Che da l'un sole a l'altro il nome spande, In expettatione ha posto il mondo, Tal ch'io non so qual petto, o qual coraggio Potesse superar la speme grande,
Salvo il tuo primo, a nullo altro secondo. Tu grave, tu giocondo, A cui piaccion gli affanni in opre sante, Et ne l'oprar consiglio. O alma invitta,
Sola difensïon di gente afflitta! Nel pericol magior salda et constante; Ne le difficultà d'arguto ingegno, Et non di fero cor ne le vittorie,
Ma più dolce et benegno: Vertuti veramente Imperatorie. Il tuo chiaro conspetto, allegro et grave, Che più ch'altro mortal reluce e splende,
De le vertù favor, del vitio scorno, Atterra col suo sol le genti prave, Sì come con suoi raggi Apollo offende Gli augei, che van fuggendo il chiaro giorno.
Hor è nel suo soggiorno Apollo con le nove alme sorelle: Hor quella insigne, sacra, alta dottrina, Chiamata humanità, sola divina,
Ferirà con la testa l'auree stelle; Le selve Antinïane in varii canti Risonaran la gloria degli Alfonsi Et d'inclyti Ferranti;
Et le valli daran dolci responsi. Se l'un, più ch'altro human, fu liberale, Et l'altro forte et pien di sapïentia, Et come Iano tien gemino viso;
Hor vedemo in un solo, al sole eguale, De la vertù celeste experïentia, Ch'agguaglia li mortali al paradiso. Letitia, plauso et riso
Si celebre, ch'or tene il regno Ausonio Un principe, anzi un dio tra gli altri humani, Ch'Italia liberò da Turchi immani. Hydrunto, Europa e 'l mondo è testimonio
Come costui, intrepido, animoso, Vinse del cielo gli nemici rei; Poi venne glorïoso, Carco d'honor, d'exuvie et di trophei.
Hor altrui t'apparecchia un'altra gloria, Se cerca provocar i Galli, adversi A la quïete Italica, imminenti; O tu reportarai lieta vittoria,
O tu unirai in pace i cor diversi, Come natura accorda gli elementi, Sì varii et differenti. Chi non ritenerasi intro le porte,
Vedendo un Re, degnissimo d'imperio, Regnar nel regno Hesperio? Vedendo un novo Duca, invitto et forte, In forza et gagliardia altro Pelide,
In arme et in amor novo Gradivo: Quel mio Aragonio Alcide, Di cui l'inclyta fama io canto e scrivo? Ne le sideree sedi
Volando andrai, Canzon, con bianche penne Di quella verità, che ti conduce; Vedraivi d'Aragon la nova luce, Ch'è ritornata in cielo, ond'ella venne.
Digli, che con ragion può rallegrarsi D'haver sua parte nei celesti regni; Ma più dée glorïarsi Di veder in honor suoi dolci pegni.
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