Crudele Autunno et vario, Ch'agli altri dolci frutti Da tuoi begli horti dài con volto allegro; A me tanto adversario
Sei, che d'acerbi lutti Fai parte, et d'aere freddo, ombroso et negro. Tanto, che l'animo egro, Per la contagïone
Del duol, ch'ognihor rimembra, A le meschine membra D'incurabili morbi è già cagione. Et hor più, che 'n tal die
Partio 'l mio ben con le speranze mie. Quest'è 'l giorno postremo Del primo flebile anno, Nel qual tanto perdei, che più non posso.
Hoggi il mio male extremo Rinova tanto affanno, Che più, che non solìa, mi son commosso. In qualche oscuro fosso,
O grotta atra et funesta Vuo' rinovare il pianto. Venga 'l funebre manto, E spargasi di cenere la testa.
Ai, infelice giorno!, Sempre mi serà duro il tuo ritorno. Decimo dì del mese, Che la notte vittrice
Fa, poi de l'equinottio, anzi l'inverno: Qual segno allhor t'accese, Per me tanto infelice, Che vivace mi fa nel pianto eterno?
Hor, lasso!, io ben discerno, Che natural destino Non mi fece soffrire Tal duol, senza morire;
Ma fu potentia del voler divino: Ché d'una tal partita Io ne son vivo: sol se questa è vita! Amor, tu vuoi ch'io creda,
Che 'l ciel fa movimento Per memoria del pianto et morte mia. Io 'l credo, et par che 'l veda: Che 'n quella hora et momento,
Che parte il sol, la Luna si partia. Sorte maligna et ria, Che due volte in occaso Hai voluto eclipsare
Le due luci più chiare; Ond'io de l'una son cieco rimaso: Cosa inaudita et nova, Che per dolore humano il ciel si mova!
Ecco, che, per dolore Di miei tormenti amari, Quel, che col corso suo rivolge gli anni, Col volto pien di horrore,
Ne mostra segni chiari D'arme, di varie morti et varii danni. Tanti passati affanni, Tante doglie presenti
Da la mia mente oscura Han tolta ogni paüra Di fatali, celesti movimenti. Togliestimi la Luna,
Homai che puo' tu farmi, impia fortuna? Se 'l gemito a 'l singulto non troncasse Li versi et le parole, Tu potresti, Canzon, pianger col sole.
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