Tra questi boschi agresti, Selvaggi, aspri et incolti, Ov'io son solo, et altri non mi vede, Posso far manifesti
I miei tormenti accolti E 'l foco, che l'afflicta alma possede. Sol che constante fede Si trove in questi sassi;
Et non m'accuse il vento, - Ché murmurar lo sento Per questi luoghi foschi, oscuri et bassi, - A quella, che m'incende;
Ché del parlar d'amor tanto s'offende. Onde cominciaranno I profondi sospiri, Ch'empion del mio dolore il bosco ombroso,
Ad ricontar l'affanno, Le pene et li martìri, Che sente il cor senza sperar riposo? Quel volto disdegnoso,
Che con un dolce errore Rivolve la mia vita, Ad pianger più m'invita, Non volendo ch'io pianga il mio dolore;
Né vuol ch'io cante o scriva, Et di parlarne meco anchor mi priva. Che deve dunque fare Un cor ch'è destinato
Ad amar sempre et non posar giamai? Et di lagrime amare Si pasce Amore ingrato, Et non se può satiar di pene et guai.
Folle si mostra assai, Chi pugna con chi insegna Di macular le mane Nel sangue et membra humane:
Come colei che die' la morte indegna Al frate et a li figli, Seguendo amore e i mal presi consigli. Però quest'aspre pene
Con rime acerbe et dure, Conformi assai con questo horribil foco, Disfogar mi convene Tra queste selve oscure,
Poi che pianger non lice in altro loco. Qui senza tema invoco La cagion de mia morte, Quella, ch'ai primi giorni
Mostrò con atti adorni Segni de più gioconda et lieta sorte, Ond'io presi baldanza, La qual poi mi privò d'ogni speranza.
Talhor quand'io cantava In più soavi accenti Col cor pien d'ardentissima dolcezza, Intenta ella ascoltava
Il suon di miei lamenti, Odendo ragionar di sua bellezza. Et con dolce vaghezza Mi disse un dì ridendo:
- Né donna, né donzella Fu vista mai sì bella, Com'hor tu canti. - Ond'io risposi ardendo: - Quel che non trova pare
Il vostro specchio sol vi può mostrare! - Così quel folle ardire, Che forse agli altri giova, Fu cagion d'affrenar quasi il desio.
Forzandomi il martìre A far l'ultima pruova D'aprir tacitamente il dolor mio. Talché quella, per ch'io
Ardo, quand'hebbe intesa La voglia tanto audace, Con un volto minace Da rivocare ogni alta et forte impresa,
Superbissima tacque: Ond'un gelato ardore al cor mi nacque. Canzon mia, non uscir fuor da la selva, Pon freno a la tua voglia,
Finché mercé del cielo indi ti scioglia.
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