Skip to content
1450–1514

CANTICO SEXTO

Benedetto Gareth

Da la feconda et glorïosa Iberia, Madre di Re, con l'Hercule Aragonio, Et da la bellicosa, intima Hesperia, Verran mill'alti heroi nel regno Ausonio;

Di cui li gesti et la vertù notoria Faran del nobil sangue testimonio. O quanto il legno fia degno di gloria, Che 'i dée portare in terra di Saturno,

Che più che d'Argo ne serà memoria! Quel gran destrier, che col parto notturno La ricca Troia in cenere converse, Et diede a i Greci il nome dïuturno,

Non sì forti guerreri in luce aperse, Come costor, né 'l sole hoggi li vede. Più n'hebbe assai, ma non sì strenui, Xerse! Ma quei, per cui sarà di gloria herede

L'Ispano suol, saran quattro felici Frategli in sangue, et più frategli in fede. Frutto d'un sol terren da due radici, Duo Aveli et duo Guevare antique genti,

Bellicosi, et terror de gl'inimici. Questi nel mezzo a le squadre florenti Saran qual lume chiuso entro 'l crystallo, Che multiplica fuore i rai lucenti.

Di duo Guevare l'un, gran Senescallo, Coglierà, ne i begli horti de vertute, Da l'arbor de fortezza il verde e 'l giallo. Et di Belcastro il Conte, in gioventute,

Ornato fia di ramo trïomphale; Di pacifica fronda, in senettute: Quel bel Ferrando, a i Re non inequale In maiestade, in fronte, et lieta et grave,

Con condimento di giocondo sale. O mansuëta humanità, soäve Nectar d'ogne tranquillo animo grande, Amaror de le menti inique et prave!

Chi, 'l tuo liquor bevendo, in terra prande, Lasciando il corpo venerato in ara, Cena nel cielo angeliche vivande. L'arbor di quella prima anima chiara

Duo pomi produrà, che la semenza Eternarà del Bautio et de' Guevara. Gran Senescallo l'un, d'alta excellenza: Piero, pien di vertù, di premio digne;

E 'l grande Antonio, Conte di Potenza. Costui Mavorte et le Muse benigne Porran d'alto valore in su la cima, E 'l ciel lo arricchirà de prole insigne.

Del Piero il pregio anchor più si sublima, Ché fia congiunto a la Marchese Ysota, Del vostro Pirrho la progenie prima. Di lei la castità constante, immota

La farà gir, tra l'altre, altera et bella, Qual tra lumi minor luna più nota. Di questa orïental fulgente stella Due luci nasceran: l'alma Elionora,

Et la pudica et candida Covella. Queste due rose son, di che s'infiora La corona, devuta a vostre imprese, Nota da Tyle al Gange et a l'Aurora.

Sarà la prima giunta al gran Francese De Lysemburch, in coniugale amore; L'altra ad un forte, strenuo, alto Marchese Di Montesarchio: un invincibil core,

Nato d'un grande heroe, Conte d'Ayrola: Charlo, di Carrafeschi il primo honore. Fratel di cui la fiammegiante stola Tra Cardinali fia, qual, tra minori

Luci, fulge del sol la luce sola. Sarà pien di vertù, pien d'alti honori, De le Muse il Marchese alumno et figlio, Et prestaràgli Marte i suoi favori.

Tempo verrà, che 'l suo tranquillo ciglio Incoronato fia di fronda querna, Per servare il suo Re d'un gran periglio. La vita offrendo a vita sempiterna,

Sosterrà col viril braccio possente Tutto 'l furor de la barbarie externa; Tanto, ch'al Re, fortissimo et prudente, Darà tempo di ponersi in securo,

Et uscir dal pericolo imminente. Acquistaràne un nome permansuro In lunga età, d'oblio mai non offeso, Il Marchese del Re solido muro.

Il Bautio Carrafescho animo illeso Di tanta heredità più ricco fia, Che de l'auro di Crasso et quel di Creso. Altra figlia de Pirrho in Lombardia

Dée regnar con la casa di Gonzaga, Spargendo rai d'honor per ogni via. Di sempre oprar vertù, non d'altro, vaga, Donna fia de città ricche et leggiadre,

Dove Benàco il gran paese inlaga. Farà di bei figliuoli ricco il padre; Trïompharà, qual, per la selva Idea, Soleva andar la Berecynthia madre.

Tra gli altri, la divina Dorothea Giungerà col figliuol de l'Aquevivo, Di Marte amato et di Calliopea. Progenie del gran Iulio, altro Gradivo,

Che, di trophei de l'infidel nemico Pien, vedrete salir, martire et divo. Hor più vo' ch'attendate a ciò ch'io dico, Con man piene de gigli et de vïole,

Honorate il candor di Federico. Federico de Pirrho inclyta prole; Chiaro per sé, ma più per la consorte, Degna di templo, ovunque honor si cole.

Vergine di virile animo forte, De gli alti Aveli heroi nata d'un Conte, Gran Camerlengo in quella altera corte. Qual per li lauri del Peneio fonte,

De le frigide Tempe al bel soggiorno, O per le summità del Cynthio monte, Al primo aprir del nuovo, estivo giorno, Dïana va cercando ogni foresta,

Con mille nymphe, che gli vanno intorno: Ella, al candor de la più ricca vesta, Conosciuta, a l'andare, al chiaro aspetto, Sopra tutte le dee mostra, la testa;

De Latona il secreto intimo petto, Pien di materno amor, ch'ogni altro avanza, Di gioia si perfunde et de diletto; Tal, tra le donne, andrà l'alma Constanza,

In sé mostrando i tre ben de la vita: Honore, utilitate et dilettanza. Vedran ne la candente margarita Una beltà, più che l'humana, viva,

Con pudicitia vera inseme unita. Nata non per seguir la Cypria diva, Né per la fronte ornar di myrtea fronde, Ma d'aurea palma et di Palladia oliva.

Di costei pioveranno aurifere onde Di quel parlar, che i cori in sé converte: Parlar, pien di sententie alte et gioconde. Non fu sì dolce il figlio di Laërte,

Né 'l Thracio Orpheo, tra gli arbori animati, Che l'ascoltavan con l'orecchie aperte. Restaranne li saggi spaventati: Ogni beltà ne fia vinta et confusa,

Et de la terra i cieli innamorati! In numero sarà decima Musa, Prima in honor, ne l'Heliconio colle: Gratia celeste, in pochi al mondo infusa.

Di tal duono arricchir natura volle Quei pochi, ch'ama, (sua mercede,) idio, O ch'ardente vertute in alto extolle. Non vuo' più dirvi homai, che 'l fuso mio

Mostra di sé, ch'eterni duraranno Vostr'alti pregi: affirmovi anchor io, Che quel di Chiaromonte alto Tristanno, E 'l gran Beltran del Bautio, in quel Latino

Paese, i vostri honor cominciaranno. – Dié fin la Parca al suo parlar divino; Andaro allhor le prospere fortune Con la conocchia sua per un camino.

I Magi, che del volger de le lune Et del moto di cieli havean peritia, Per experientia del saver comune; Quando di quei secreti hebber notitia,

D'ardor de la ventura gloria accesi, Sentiro augmento grande in lor letitia. Ma tempo homai mi pare a i ben dispesi Affanni imponer fine, e i miei destreri,

Già stanchi, discarcar di gravi pesi. Et voi, che, per occolti, alti sentieri, Mi conduceste al glorïoso Regno, Prendete i sacri in vostri altari alteri.

So ben che trovarete assai più degno Sacerdote di voi, Pierie dive, Ma non più pio, né più fidele ingegno. Questo cantava a i lauri a l'aure estive,

Tra 'l mio Summontio, Pardo et Galateo, Anime eternamente al mondo vive; Quando di quel liquor Parthenopeo Syncero mi pascea, dolce cantando

Con le Charite, ond'io fui Chariteo; Di poi che quel secondo almo Ferrando, Sepolto in terra il bel corporeo velo, Suoi secreti pensieri in me lasciando,

Con penne di pietà volò nel cielo.

Cookies on Poetry Cove

We use cookies to remember your language preference and — only with your consent — to learn how Poetry Cove is used. You can change your mind any time.
CANTICO SEXTO · Benedetto Gareth · Poetry Cove