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1538–1612

SCENA X

Battista Guarini

Così dunque son io avvezzo di penar, che mi conviene in mezzo de le gioie anco languire? Assai non ci tardava

di questa pompa il neghittoso passo, se tra' piè non mi dava anco quest'altro intoppo di Corisca? Ben se' tu frettoloso!

O mio tesoro, ancor non son sicuro, ancor i' tremo; né sarò certo mai di possederti, perfin che ne le case

non se' del padre mio, fatta mia donna. Questi mi paion sogni, a dirti il vero; e mi par d'ora in ora, che 'l sonno mi si rompa,

e che tu mi t'involi, anima mia. Vorrei pur ch'altra prova mi fesse omai sentire che 'l mio dolce vegghiar non è dormire.

Vieni, santo Imeneo, seconda i nostri voti e i nostri canti; scorgi i beati amanti, l'uno e l'altro celeste semideo;

stringi il nodo fatal, santo Imeneo. Oh fortunata coppia, che pianto ha seminato e riso accoglie! Con quante amare doglie

hai raddolciti tu gli affetti tuoi! Quinci imparate voi, o ciechi e troppo teneri mortali, i sinceri diletti e i veri mali.

Non è sana ogni gioia, né mal ciò che v'annoia. Quello è vero gioire, che nasce da virtù dopo il soffrire.

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