Udite, lagrimosi spirti d'Averno, udite nova sorte di pena e di tormento; mirate crudo affetto
in sembiante pietoso: la mia donna, crudel più de l'inferno, perch'una sola morte non può far sazia la sua fiera voglia
(e la mia vita è quasi una perpetua morte), mi comanda ch'i' viva, perché la vita mia
di mille morti il dì ricetto sia. (M'infingerò di non l'aver veduto). Sento una voce querula e dolente sonar d'intorno, e non so dir di cui.
Oh! se' tu, il mio Mirtillo? Così foss'io nud'ombra e poca polve! E ben, come ti senti da poi che lungamente ragionasti
con l'amata tua donna? Come assetato infermo che bramò lungamente il vietato licor, se mai vi giunge,
meschin! beve la morte, e spegne anzi la vita che la sete; tal io, gran tempo infermo e d'amorosa sete arso e consunto,
in duo bramati fonti, che stillan ghiaccio da l'alpestre vena d'un indurato core, ho bevuto il veleno;
e spento il viver mio più tosto che 'l desio. Tanto è possente amore quanto dai nostri cor forza riceve,
caro Mirtillo; e, come l'orsa suole con la lingua dar forma a l'informe suo parto, che per sé fôra inutilmente nato,
così l'amante al semplice desire, che nel suo nascimento era infermo ed informe, dando forma e vigore,
ne fa nascere amore. Il qual prima, nascendo, è delicato e tenero bambino, e, mentre è tale in noi, sempre è soave;
ma, se troppo s'avanza divien aspro e crudele, ch'alfin, Mirtillo, un invecchiato affetto si fa pena e difetto.
Che, s'in un sol pensiero l'anima, immaginando, si condensa e troppo in lui s'affisa, l'amor, ch'esser dovrebbe
pura gioia e dolcezza, si fa malinconia e, quel ch'è peggio, alfin morte o pazzia. Però saggio è quel core
che spesso cangia amore. Prima che mai cangiar voglia o pensiero, cangerò vita in morte, però che la bellissima Amarilli,
così com'è crudel, com'è spietata, sola è la vita mia, né può già sostener corporea salma più d'un cor, più d'un'alma.
O misero pastore, come sai mal usare per lo suo dritto amore! Amar chi m'odia e seguir chi mi fugge? Eh!
i' mi morrei ben prima. Come l'oro nel foco, così la fede nel dolor s'affina, Corisca mia, né può senza fierezza
dimostrar sua possanza amorosa invincibile costanza. Questo solo mi resta, fra tanti affanni miei, dolce conforto.
Arda pur sempre o mora o languisca il cor mio, a lui fien lievi pene per sì bella cagion pianti e sospiri,
strazio, pene, tormenti, esilio e morte, pur che prima la vita, che questa fé, si scioglia, ch'assai peggio di morte è il cangiar voglia.
Oh bella impresa! Oh valoroso amante, come ostinata fèra, come insensato scoglio, rigido e pertinace!
Non è la maggior peste né 'l più fero e mortifero veleno a un'anima amorosa, de la fede. Infelice quel core
che si lascia ingannar da questa vana fantasima d'errore e de' più cari amorosi diletti turbatrice importuna!
Dimmi, povero amante: con cotesta tua folle virtù de la costanza, che cosa ami in colei che ti disprezza?
Ami tu la bellezza, che non è tua? la gioia che non hai? la pietà che sospiri? la mercé che non speri?
Altro non ami alfin, se dritto miri, che 'l tuo mal, che 'l tuo duol, che la tua morte. E se' sì forsennato, ch'amar vuoi sempre, e non esser amato?
Deh! risorgi, Mirtillo; riconosci te stesso. Forse ti mancheran gli amori? forse non troverai chi ti gradisca e pregi?
M'è più dolce il penar per Amarilli, che il gioir di mill'altre; e se gioir di lei mi vieta il mio destino, oggi si moia
per me pure ogni gioia. Viver io fortunato per altra donna mai, per altro amore? né, volendo, il potrei
né, potendo, il vorrei. E, s'esser può che 'n alcun tempo mai ciò voglia il mio volere o possa il mio potere,
prego il cielo ed Amor che tolto pria ogni voler, ogni poter mi sia. Oh core ammaliato! Per una cruda, dunque,
tanto sprezzi te stesso? Chi non spera pietà, non teme affanno, Corisca mia. Non t'ingannar, Mirtillo,
ché forse da dovero non credi ancor ch'ella non t'ami e ch'ella da dovero ti sprezzi. Se tu sapessi quello
che sovente di te meco ragiona! Tutti questi pur sono amorosi trofei da la mia fede. Trionferò con questa
del cielo e de la terra, de la sua cruda voglia, de le mie pene e de la dura sorte, di fortuna, del mondo e de la morte.
(Che farebbe costui quando sapesse d'esser da lei sì grandemente amato?) Oh qual compassione t'ho io, Mirtillo, di cotesta tua
misera frenesia! Dimmi: amasti tu mai altra donna che questa? Primo amor del cor mio
fu la bella Amarilli, e la bella Amarilli sarà l'ultimo ancora. Dunque, per quel ch'i' veggia,
non provasti tu mai se non crudele Amor, se non sdegnoso. Deh, s'una volta sola il provassi soave
e cortese e gentile! Provalo un poco, provalo; e vedrai com'è dolce il gioire per gratissima donna che t'adori
quanto fai tu la tua crudele ed amarissima Amarilli; com'è soave cosa tanto goder quanto ami,
tanto aver quanto brami; sentir che la tua donna ai tuoi caldi sospiri, caldamente sospiri,
e dica poi: «Ben mio, quanto son, quanto miri, tutto è tuo. S'io son bella, a te solo son bella; a te s'adorna
questo viso, quest'oro e questo seno; in questo petto mio alberghi tu, caro mio cor, non io». Ma questo è un picciol rivo
rispetto a l'ampio mar de le dolcezze che fa gustar Amore; ma non le sa ben dir chi non le prova. Oh mille volte fortunato e mille
chi nasce in tale stella! Ascoltami, Mirtillo (quasi m'uscì di bocca: “anima mia”), una ninfa gentile,
fra quante o spieghi al vento o 'n treccia annodi chioma d'oro leggiadra, degna de l'amor tuo come se' tu del suo,
onor di queste selve, amor di tutti i cori; dai più degni pastori invan sollecitata, invan seguìta,
te solo adora ed ama più de la vita sua, più del suo core. Se saggio se', Mirtillo, tu non la sprezzerai.
Come l'ombra del corpo, così questa fia sempre de l'orme tue seguace; al tuo detto, al tuo cenno
ubbidiente ancella, a tutte l'ore de la notte e del dì teco l'avrai. Deh! non lasciar, Mirtillo, questa rara ventura.
Non è piacere al mondo più soave di quel che non ti costa né sospiri né pianto né periglio né tempo.
Un comodo diletto, una dolcezza a le tue voglie pronta, a l'appetito tuo sempre, al tuo gusto apparecchiata, oimè! non è tesoro
che la possa pagar. Mirtillo, lascia, lascia di piè fugace la disperata traccia, e chi ti cerca, abbraccia.
Né di speranze vane ti pascerò, Mirtillo: a te sta comandare. Non è molto lontan chi ti desia.
Se vuoi ora, ora sia. Non è il mio cor soggetto d'amoroso diletto. Proval sola una volta,
e poi torna al tuo solito tormento, perché sappi almen dire com'è fatto gioire. Corrotto gusto ogni dolcezza aborre.
Fàllo almen per dar vita a chi del sol de' tuo' begli occhi vive. Crudel! tu sai pur anco che cosa è povertate
e l'andar mendicando. Ah! se tu brami per te stesso pietate, non la negare altrui. Che pietà posso dare,
non la potendo avere? Insomma io son fermato di serbar fin ch'io viva fede a colei ch'adoro, o cruda o pia
ch'ella sia stata e sia. Oh veramente cieco ed infelice, oh stupido Mirtillo! A chi serbi tu fede?
Non volea già contaminarti e pena giugner a la tua pena; ma troppo se' tradito, ed io, che t'amo, sofferir nol posso.
Credi tu ch'Amarilli ti sia cruda per zelo o di religione o d'onestate? Folle se' ben se 'l credi.
Occupata è la stanza, misero! ed a te tocca pianger quand'altri ride. Tu non parli? se' muto?
Sta la mia vita in forse tra 'l viver e 'l morire, mentre sta in dubbio il core se ciò creda o non creda;
però son io così stupido e muto. Dunque tu non mel credi? S'io tel credessi, certo mi vedresti morire; e, s'egli è vero,
i' vo' morire or ora. Vivi, meschino, vivi; sèrbati a la vendetta. Ma non tel credo e so che non è vero.
Ancor non credi, e pur cercando vai ch'io dica quel che d'ascoltar ti duole. Vedi tu là quell'antro? quello è fido custode
de la fé, de l'onor de la tua donna. Quivi di te si ride, quivi con le tue pene si condiscon le gioie
del fortunato tuo lieto rivale. Quivi, per dirti in somma, molto sovente suole la tua fida Amarilli
a rozzo pastorel recarsi in braccio. Or va', piagni e sospira; or serva fede: tu n'hai cotal mercede. Oimè! Corisca, dunque
il ver mi narri e pur convien che il creda? Quanto più vai cercando, tanto peggio udirai e peggio troverai.
E l'hai veduto tu, Corisca? ahi lasso! Non pur l'ho vedut'io, ma tu ancor il potrai per te stesso vedere, ed oggi a punto,
ch'oggi l'ordine è dato, e questa è l'ora. Talché, se tu t'ascondi tra qualcuna di queste fratte vicine, la vedrai tu stesso
scender ne l'antro ed indi a poco il vago. Sì tosto ho da morir? Vedila a punto, che per la via del tempio
vien pian piano scendendo. La vedi tu, Mirtillo? e non ti par che mova furtivo il piè, com'ha furtivo il core?
Or qui l'attendi, e ne vedrai l'effetto. Ci rivedrem da poi. Già ch'io son sì vicino a chiarirmi del vero,
sospenderò con la credenza mia e la vita e la morte.
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