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1538–1612

SCENA IX

Battista Guarini

Vieni, santo Imeneo, seconda i nostri voti e i nostri canti; scorgi i beati amanti, l'uno e l'altro celeste semideo;

stringi il nodo fatal, santo Imeneo. (Oimè, ché troppo è vero! E cotal frutto da le tue vanità, misera, mieti! Oh pensieri, oh desiri

non meno ingiusti che fallaci e vani! Dunque d'una innocente ho bramata la morte per adempir le mie sfrenate voglie?

Sì cruda fui? sì cieca? Chi m'apre or gli occhi? Ah, misera! che veggio? l'orror del mio peccato, che di felicità sembianza avea!)

Vieni, santo Imeneo, seconda i nostri voti e i nostri canti; scorgi i beati amanti, l'uno e l'altro celeste semideo;

stringi il nodo fatal, santo Imeneo. Deh! mira, o pastor fido, dopo lagrime tante e dopo tanti affanni, ove se' giunto.

Non è questa colei, che t'era tolta da le leggi del cielo e de la terra? dal tuo crudo destino? da le sue caste voglie?

dal tuo povero stato? da la sua data fede e da la morte? Eccola tua, Mirtillo! Quel volto amato tanto e que' begli occhi

quel seno e quelle mani, e quel tutto che miri ed odi e tocchi, da te già tanto sospirato invano, sarà ora mercede

de la tua invitta fede. E tu non parli? Come parlar poss'io, se non so d'esser vivo? né so s'io veggia o senta

quel che pur di vedere e di sentir mi sembra? Dica la mia dolcissima Amarilli, però che tutta 'n lei

vive l'anima mia, gli affetti miei. Vieni, santo Imeneo, seconda i nostri voti e i nostri canti; scorgi i beati amanti,

l'uno e l'altro celeste semideo; stringi il nodo fatal, santo Imeneo. (Ma che fate voi meco, vaghezze insidiose e traditrici,

fregi del corpo vil, macchie de l'alma? Itene! Assai m'avete ingannata e schernita. E, perché terra sete, itene a terra.

D'amor lascivo un tempo arme vi fei; or vi fo d'onestà spoglie e trofei.) Vieni, santo Imeneo, seconda i nostri voti e i nostri canti;

scorgi i beati amanti, l'uno e l'altro celeste semideo; stringi il nodo fatal, santo Imeneo. (Ma che badi, Corisca?

Comodo tempo è di trovar perdono. Che fai? temi la pena? Ardisci pur, ché pena non puoi aver maggior de la tua colpa.)

Coppia beata e bella, tanto del cielo e de la terra amica, s'al vostro altèro fato oggi s'inchina ogni terrena forza,

ben è ragion che vi s'inchini ancora colei che contra il vostro fato e voi ha posto in opra ogni terrena forza. Già nol nego, Amarilli: anch'io bramai

quel che bramasti tu; ma tu tel godi, perché degna ne fusti. Tu godi il più leale pastor che viva. E tu, Mirtillo, godi

la più pudica ninfa di quante n'abbia, o mai n'avesse, il mondo. Credetel pur a me, che cote fui di fede a l'uno e d'onestate a l'altra.

Ma tu, ninfa cortese, prima che l'ira tua sopra me scenda, mira nel volto del tuo caro sposo: quivi del mio peccato

e del perdono tuo vedrai la forza. In virtù di sì caro amoroso tuo pegno, a l'amoroso fallo oggi perdona,

amorosa Amarilli. Ed è ben dritto ch'oggi perdon de le sue colpe trovi Amore in te, se le sue fiamme provi. Non solo i' ti perdono,

Corisca, ma t'ho cara, l'effetto sol, non la cagion mirando, ché 'l ferro e 'l foco, ancor che doglia apporti, pur che risani, a chi fu sano è caro.

Qualunque mi sii stata oggi, amica o nemica, basta a me, che 'l destino t'usò per felicissimo stromento

d'ogni mia gioia. Avventurosi inganni! tradimenti felici! E, se ti piace d'esser lieta ancor tu, vientene, e godi de le nostre allegrezze.

Assai lieta son io del perdon ricevuto e del cor sano. Ed io pur ti perdono ogni offesa, Corisca, se non questa

troppo importuna tua lunga dimora. Vivete lieti! addio! Vieni, santo Imeneo, seconda i nostri voti e i nostri canti;

scorgi i beati amanti, l'uno e l'altro celeste semideo; stringi il nodo fatal, santo Imeneo.

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