Cingetemi d'intorno,
o trionfanti allori,
le vincitrici e gloriose chiome.
Oggi felicemente
ho nel campo d'Amor pugnato e vinto;
oggi il cielo e la terra,
e la natura e l'arte,
e la fortuna e 'l fato,
e gli amici e i nemici
han per me combattuto.
Anco il perverso Satiro, che tanto
m'ha pur in odio, hammi giovato, come
se parte anch'egli in favorirmi avesse.
Quanto meglio dal caso
Mirtillo fu nella spelonca tratto,
che non fu Coridon dal mio consiglio,
per far più verisimile e più grave
la colpa d'Amarilli! E, ben che seco
sia preso anco Mirtillo,
ciò non importa: e' fie ben anco sciolto,
ché solo è de l'adultera la pena.
Oh vittoria solenne, oh bel trionfo!
Drizzatemi un trofeo,
amorose menzogne:
voi sète in questa lingua, in questo petto
forze sopra natura onnipotenti.
Ma che tardi, Corisca?
Non è tempo da starsi.
Allontànati pur, fin che la legge
contra la tua rivale oggi s'adempia
però che del suo fallo
graverà te per iscolpar se stessa,
e vorrà forse il sacerdote, prima
che far altro di lei,
saper di ciò per la tua lingua il vero.
Fuggi dunque, Corisca. A gran periglio
va per lingua mendace
chi non ha il piè fugace.
M'asconderò tra queste selve, e quivi
starò fin che sia tempo
di venir a goder de le mie gioie.
Oh beata Corisca!
Chi vide mai più fortunata impresa?