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1538–1612

SCENA IV

Battista Guarini

Oh, come favorisce i miei disegni Fortuna molto più ch'io non sperai! Non ha ragion di favorir colei che, sonnacchiosa, il suo favor non chiede.

Ha ben ella gran forza, e non la chiama “possente dea” senza ragione il mondo; ma bisogna incontrarla e farle vezzi, spianandole il sentiero. I neghittosi

saran di rado fortunati o mai. Se non m'avesse la mia industria fatta compagna di colei, che potrebbe ora giovarmi una sì comoda e sicura

occasion di ben condurre a fine il mio pensiero? Avria qualch'altra sciocca la sua rival fuggita; e, segni aperti de la sua gelosia portando in fronte,

di mal occhio guatata anco l'avrebbe, e mal avrebbe fatto, ch'assai meglio da l'aperto nemico altri si guarda, che non fa da l'occulto. Il cieco scoglio

è quel ch'inganna i marinari ancora più saggi. Chi non sa finger l'amico, non è fiero nemico. Oggi vedrassi quel che sa far Corisca. Ma sì sciocca

non son io già, che lei non creda amante. A qualcun altro il farà creder forse, che poco sappia; a me non già, che sono maestra di quest'arte. Una fanciulla

tenera e semplicetta, che pur ora spunta fuor de la buccia, in cui pur dianzi stillò le prime sue dolcezze Amore, lungamente seguìta e vagheggiata

da sì leggiadro amante, e, quel ch'è peggio, baciata e ribaciata, e starà salda? Pazzo è ben chi sel crede; io già nol credo. Ma vedi il mio destìn come m'aita.

Ecco a punto Amarilli. Ah, i' vo' far vista di non vederla e ritirarmi alquanto.

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