E conosciuta certo tu non m'avevi, Linco? Chi ti conoscerebbe sotto queste sì rozze, orride spoglie
per Dorinda gentile? S'io fossi un fiero can, come son Linco, mal grado tuo t'avrei troppo ben conosciuta.
Oh, che veggio? oh, che veggio? Un affetto d'amor tu vedi, Linco, un effetto d'amare misero e singolare.
Una fanciulla, come tu, sì molle e tenerella ancora, ch'eri pur dianzi, si può dir, bambina; e mi par che pur ieri
t'avessi tra le braccia pargoletta, e, le tenere piante reggendo, t'insegnassi a formar “babbo” e “mamma”,
quando ai servigi del tuo padre i' stava; tu che qual damma timida solevi, prima ch'amor sentissi, paventar d'ogni cosa
ch'a lo 'mprovviso si movesse; ogn'aura, ogn'augellin che ramo scotesse, ogni lucertola che fuori de la fratta corresse,
ogni tremante foglia ti facea sbigottire; or vai soletta errando per montagne e per boschi,
né di fèra hai paura né di veltro? Chi è ferito d'amoroso strale, d'altra piaga non teme. Ben ha potuto in te, Dorinda, amore,
poi che di donna in uomo, anzi di donna in lupo ti trasforma. Oh! se qui dentro, Linco, scorger tu mi potessi,
vedresti un vivo lupo, quasi agnella innocente l'anima divorarmi. E qual è il lupo? Silvio?
Ah! tu l'hai detto. E tu, poi ch'egli è lupo, in lupa volentier ti se' cangiata, perché, se non l'ha mosso il viso umano,
il mova almen questo ferino, e t'ami. Ma dimmi: ove trovasti questi ruvidi panni? I' ti dirò. Mi mossi
stamani assai per tempo verso là dove inteso avea che Silvio, a piè de l'Erimanto, nobilissima caccia
al fier cignale apparecchiata avea; e, ne l'uscir de l'eliceto a punto, quinci non molto lunge, verso il rigagno che dal poggio scende,
trovai Melampo, il cane del bellissimo Silvio, che la sete quivi, come cred'io, s'avea già tratta e nel prato vicin posando stava.
Io, ch'ogni cosa del mio Silvio ho cara, e l'ombra ancor del suo bel corpo e l'orma del piè leggiadro, non che 'l can da lui cotanto amato, inchino,
subitamente il presi; ed ei, senza contrasto, qual mansueto agnel meco ne venne. E, mentre i' vo pensando
di ricondurlo al suo signore e mio, sperando far, con dono a lui sì caro, de la sua grazia acquisto, eccolo a punto che venìa diritto
cercandone i vestigi, e qui fermossi. Caro Linco, non voglio perder tempo in narrarti minutamente quello
ch'è passato tra noi; ma dirò ben, per ispedirmi in breve, che, dopo un lungo giro di mentite promesse e di parole,
mi s'è involato il crudo, pien d'ira e di disdegno, col suo fido Melampo e con la cara mia dolce mercede.
Oh dispietato Silvio, oh garzon fiero! E tu che festi allor? non ti sdegnasti de la sua fellonia? Anzi, come s'a punto
il foco del suo sdegno fosse stato al mio cor foco amoroso, crebbe per l'ira sua l'incendio mio; e, tuttavia seguendone i vestigi
e pur verso la caccia l'interrotto cammin continuando, non molto lunge il mio Lupin raggiunsi, che quinci poco prima
di me s'era partito; onde mi venne tosto pensier di travestirmi e 'n questi abiti suoi servili nascondermi sì ben, che tra pastori
potessi per pastore esser tenuta e seguir e mirar comodamente il mio bel Silvio. E 'n sembianza di lupo
tu se' ita a la caccia, e t'han veduta i cani e quinci salva se' ritornata? Hai fatto assai, Dorinda. Non ti maravigliar, Linco, ché i cani
non potean far offesa a chi del signor loro è destinata preda. Quivi confusa infra la spessa turba
de' vicini pastori, ch'eran concorsi a la famosa caccia, stav'io fuor de le tende spettatrice amorosa
via più del cacciator che de la caccia. A ciascun moto de la fèra alpestre palpitava il cor mio; a ciascun atto del mio caro Silvio
correa subitamente con ogni affetto suo l'anima mia. Ma il mio sommo diletto turbava assai la paventosa vista
del terribil cignale smisurato di forza e di grandezza. Come rapido turbo d'impetuosa e subita procella,
che tetti e piante e sassi e ciò ch'incontra in poco giro, in poco tempo atterra; così, a un solo rotar di quelle zanne e spumose e sanguigne,
si vedean tutti insieme cani uccisi, aste rotte, uomini offesi. Quante volte bramai di patteggiar con la rabbiosa fèra
per la vita di Silvio il sangue mio! Quante volte d'accorrervi e di fare con questo petto al suo buon petto scudo! Quante volte dicea
fra me stessa: «Perdona, fiero cignal, perdona al delicato sen del mio bel Silvio!». Così meco parlava,
sospirando e pregando, quand'egli di squamosa e dura scorza il suo Melampo armato contra la fèra impetuoso spinse,
che più superba ognora s'avea fatta d'intorno di molti uccisi cani e di feriti pastori orrida strage.
Linco, non potrei dirti il valor di quel cane, e ben ha gran ragion Silvio se l'ama. Come irato leon che 'l fiero corno
de l'indomito tauro ora incontri, ora fugga; una sola fiata che nel tergo l'afferri
con le robuste branche, il ferma sì ch'ogni poter n'emunge: tale il forte Melampo, fuggendo accortamente
gli spessi giri e le mortali rote di quella fèra mostruosa, alfine l'assannò ne l'orecchia, e, dopo averla impetuosamente
prima crollata alquante volte e scossa, ferma la tenne sì, che potea farsi nel vasto corpo suo, quantunque altrove leggermente ferito,
di ferita mortal certo disegno. Allor subitamente il mio bel Silvio, invocando Diana: «Drizza tu questo colpo,»
disse, «ch'a te fo voto di sacrar, santa dea, l'orribil teschio». E, 'n questo dir, da la faretra d'oro tratto un rapido strale,
fin da l'orecchia al ferro tese l'arco possente, e nel medesmo punto restò piagato ove confina il collo
con l'òmero sinistro il fier cinghiale, il qual subito cadde. I' respirai, vedendo Silvio mio fuor di periglio. O fortunata fèra,
degna d'uscir di vita per quella man che 'nvola sì dolcemente il cor dai petti umani! Ma che sarà di quella fèra uccisa?
Nol so, perché men venni, per non esser veduta, innanzi a tutti; ma crederò che porteranno in breve, secondo il voto del mio Silvio, il teschio
solennemente al tempio. E tu non vuoi uscir di questi panni? Sì voglio; ma Lupino ebbe la veste mia con l'altro arnese,
e disse d'aspettarmi con essi al fonte, e non ve l'ho trovato. Caro Linco, se m'ami, va' tu per queste selve
di lui cercando, ché non può già molto esser lontano. Poserò frattanto là in quel cespuglio: il vedi? Ivi t'attendo; ch'io son da la stanchezza
vinta e dal sonno, e ritornar non voglio con queste spoglie a casa. Io vo. Tu non partire di là fin ch'io non torni.
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