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1538–1612

SCENA I

Battista Guarini

Tanto in condur la semplicetta al varco ebbi pur dianzi il cor fisso e la mente, che di pensar non mi sovvenne mai de la mia cara chioma, che rapita

m'ha quel brutto villano, e com'io possa ricoverarla. Oh, quanto mi fu grave d'avermi a riscattar con sì gran prezzo e con sì caro pegno! Ma fu forza

uscir di man de l'indiscreta bestia, che, quantunque egli sia più d'un coniglio pusillanimo assai, m'avria potuto far nondimeno mille oltraggi e mille

fiere vergogne. Io l'ho schernito sempre, e fin che sangue ha ne le vene avuto, come sansuga l'ho succhiato. Or duolsi che più non l'ami, e di dolersi avrebbe

giusta cagion, se mai l'avessi amato: amar cosa inamabile non puossi. Com'erba che fu dianzi, a chi la colse per uso salutifero, sì cara,

poi che 'l succo n'è tratto, inutil resta e come cosa fracida s'abborre, così costui: poi che spremuto ho quanto era di buono in lui, che far ne debbo

se non gettarne il fracidume al ciacco? Or vo' veder se Coridone è sceso ancor ne la spelonca. Oh, che fia questo? Che novità vegg'io? son desta o sogno?

o son ebbra o traveggio? So pur certo ch'era la bocca di quest'antro aperta, guari non ha. Com'ora è chiusa? e come questa pietra sì grave e tanto antica,

allo 'mprovviso è ruinata a basso? Non s'è già scossa di tremuoto udita. Sapessi almen se Coridon v'è chiuso con Amarilli, ché del resto poi

poco mi curerei. Dovria pur egli esser giunto oggimai, sì buona pezza è che partì, se ben Lisetta intesi. Chi sa che non sia dentro e che Mirtillo

così non gli abbia amendue chiusi? Amore punto da sdegno il mondo anco potrebbe scuoter, non ch'una pietra. Se ciò fosse, già non avria potuto far Mirtillo

più secondo il mio cor, se nel suo core fosse Corisca in vece d'Amarilli. Meglio sarà che per la via del monte mi conduca ne l'antro e 'l ver n'intenda.

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