Quest'ime valli, al canto lor nemiche,
fuggian le Muse, alor che tu movesti
quel dolce plettro, onde la gloria desti,
che sonò già ne le due cetre antiche.
Da l'ombre sacre a le tue piagge apriche
con la dolce armonia tu le traesti;
tuo, GOSELINI, è 'l pregio: e tu le festi
più del Tesin che d'Ippocrene amiche.
Taccia d'Orfeo, men di te chiaro, or l'Ebro,
questa è gloria maggior, che trar da i boschi
orride fere e squalidi colubri.
Né più solo si pregi o l'Arno o 'l Tebro,
che non men de i Latin non men de i Toschi
hanno il poeta lor oggi gli Insubri.