De la gran quercia che 'l Metauro adombra,
là dove al mar l'ampio tributo rende,
quel ramo ond'oggi il Po squalido scende,
svelto ha colei che tutto adegua e sgombra.
Anzi traslato al ciel, dove con l'ombra
che d'ogni luce più serena splende,
copre i beati e dove i raggi stende
di luminosa ecclisse il sol s'ingombra.
A che dunque dolersi, egri mortali?
Quant'è men vivo a gli occhi nostri, tanto
più di noi vive e con pietoso zelo
grida: – Cessate, anime care, il pianto,
che se le frondi ebb'io caduche e frali,
le mie salde radici eran nel cielo –.